Nel giardino dei poeti

 

Fusione tra sogno e realtà, luce-tenebre, come se il sogno potesse ispirare barlumi più reali del reale : sognare è sapere e la luce dà forma alle tenebre e viceversa.Chiaroscuro che appare, incide e sparisce.

Dolore, amore, speranza malgrado tutto : il picco dell’ umano travaglio dal quale sprizza vera poesia. Nel giardino dei poeti solitario è il tormento ma ” …la casa della poesia non avrà mai porte..”(Alda Merini).

La poesia è la fioritura del pensiero, pensieri divenuti parole, sentimento non sentimentale, tormenti e stati d’animo timidi o sfacciati come un tramonto infuocato. E’ un ondeggiamento filosofico del pensiero, espresso in versi.

Una regola però non cambia perchè legata al cosa e non al come : l’uomo. Essere il momento e il luogo privilegiati dove l’uomo può esprimere sè stesso, il proprio mondo interiore, la propria storia. Il”che fare” diventa per il poeta un interrogativo drammatico. Che ruolo dare a sè stesso e all’arte ? Nasce qui l’idea del poeta veggente, dell’ alchimista che con l’ ausilio della propria arte poetica, la sola grazie alla quale ciò sia possibile, si eleva oltre la realtà del nostro sensibile cogliendo rapporti segreti tra le cose, ricreando sulla pagina l’armonia ineffabile e mistica del tutto.

Ecco, allora, che viene trovata la risposta al “che fare” : mostrare all’uomo, avviato a diventare uomo-massa, che la sua lacerazione interiore può essere ricomposta elevandosi più in alto, abbandonando tra le scorie inutili la sua realtà fenomenica per cogliere il senso più intimo delle cose, per scoprire il nuovo e più antico segreto dell’ Essere.

Nel giardino dei poeti, la poesia recupera e fa propria l’ idea del sacro. La parola scorre su sè stessa, veloce, verso qualche cosa di più, che non dice.